Note d’ autore
- Sui Gradini del cielo -
a SARA
di Isabel Russinova

L’orrore del femminicidio è una piaga atroce che fotografa una società sempre più vicina alla violenza, alla brutalità e lontana dalla spiritualità, dalla moralità, sempre più vessata dalla crisi economica, minacciata dall’ignoranza, dall’aggressività, dalla rabbia e molte volte dall’indifferenza, i dati delle violenze contro la donna dell’ultimo anno ci parlano di numeri da bollettino di guerra, questo ci deve spingere a tenere sempre più alta l’attenzione stimolando l’opinione pubblica e soprattutto i più giovani a combattere questo mostro. Uno dei fatti di cronaca, legato al femminicidio, che più ci ha scosso negli ultimi mesi è sicuramente la storia di Sara, aggredita, bruciata ed abbandonata sul ciglio della strada dal fidanzato” innamorato e geloso”. Sara, giovanissima studentessa romana di economia con la passione per la musica e la danza.
Io l‘ho conosciuta, l’ho vista danzare e suonare, ho parlato con lei, ho conosciuto la madre e anche il fidanzato/assassino e questo ha aggiunto altro dolore al dolore, a quella rabbia, indignazione a quello schifo che io, come gli altri continuano a provare nell’apprendere la morte di una donna per mano di un uomo, geloso, offeso, violento.
Sara Pietrantonio è una ragazza una studentessa come tante, ha tanti interessi, oltre agli studi di economia all’università, la danza e la musica, Sara suona il flauto traverso e si allena giornalmente alla scuola di danza che paradossalmente si chiama- scarpette rosse, d’estate si impegna come insegnante di sostegno animatrice nei villaggi turistici, vive con la madre che adora e, come tutte le ragazze della sua età, il tempo libero lo divide tra il fidanzato (il fidanzato assassino l’ha conosciuto in un villaggio turistico dove ha lavorato due estati prima dell‘aggressione fatale), e le amiche del cuore.
Una ragazza come tante si e purtroppo come molte, come troppe la sua vita è stata spezzata efferatamente dal suo ex, l’ ha uccisa, bruciata,carbonizzata, è stato quel Vincenzo che non amava più, così diverso da lei, così lontano dal suo mondo e forse proprio per questo che lui non ha accettato di perderla, di sapere che accanto a lei c era un altro. Si una storia come tante e, come tante purtroppo dolorosa, terribile, un copione già visto, già sentito, ma sempre così
mostruosamente nuovo, atroce incredibile. Io ho conosciuto Sara, ho conosciuto Tina sua madre e ho visto Vincenzo, lo ricordo, cupo e imbronciato tra il pubblico, durante uno spettacolo di danza dove Sara era tra le protagoniste.
Voglio raccontare Sara, la sua storia, una storia di orrore, di violenza di terribile violenza sulla donna, Sara come tante altre,come tutte le altre le troppe donne, che ogni giorno perdono la vita per mano dei loro fidanzati, mariti, amici conoscenti. Sara e la sua storia le racconteranno tutte, la sua storia le unirà tutte, per sensibilizzare ognuno di noi, per ricordare ancora una volta che non bisogna mai abbassare la guardia, per spingerci a continuare a parlarne, soprattutto ai più giovani, fin dalle scuole primarie.
E come sempre spetta anche e soprattutto al teatro, alla drammaturgia,al cinema,alla musica, alla danza,all’arte,alla cultura di combattere con le proprie armi, armi che sanno arrivare davvero in fondo, colpiscono anima, cuore e ragione.
Con l’aiuto di Tina, la mamma di Sara, ho costruito un testo capace di raccontare una storia crudele, dolorosa ma anche assolutamente piena di energia e speranza, perché la fine atroce di Sara non finisca nel nulla, protagonista della storia il mondo femminile di Sara, la madre, che conduce il racconto per Sara- e per tutte le altre L’Università Roma 3 ,l’ Università che Sara frequentava, ha istituito una borsa di Studio a suo nome.