L’Inferno non esiste? è un viaggio nel profondo dell’animo umano, ove le contraddizioni più aspre si fondono, per restituire un’immagine del mondo e dei rapporti familiari vividamente controversa. Mettere in scena L’Inferno non esiste?, vuole essere un tentativo di raccontare l’odierno tragico quotidiano, per riacquistare, attraverso la fascinazione del palcoscenico, i valori della parola poetica, che crediamo oggi debba imporsi su altri linguaggi che dicono e spiegano, ma non insegnano il senso. Con la sua scrittura poetica e sublime, Susanna Tamaro ci ricorda che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo, che le parole sono potenze che esercitano su di noi un potere invisibile. Il dittico che compone L’Inferno non esiste? (“L’inferno non esiste” e “Di nuovo lunedì”) è una tragedia greca in un interno borghese: la storia cupa, disperata ed estrema di una donna che nega la propria femminilità; la storia di figlie incapaci di essere madri; la storia di madri e figlie vittime di un universo maschile popolato da orchi.
Quando ho scritto Per voce sola, nel lontano 1990, sentivo il bisogno di parlare del dolore degli innocenti, un dolore che è sempre sulle prime pagine ma che sembra non toccare più i cuori di nessuno. Di nuovo lunedì, il primo racconto del libro parla proprio del destino atroce di una bambina adottata, vittima di una doppia violenza, quella – fisica – del padre e quella psichica – follia? -della madre che, pur di credere a un’apparente felicità, si rifiuta di
vedere, di capire quello che ha sotto gli occhi. Quante storie così leggiamo ormai sui giornali? Violenze, soprusi, persecuzioni, raptus improvvisi che in un attimo distruggono famiglie, vite, speranze. Viviamo ormai in un mondo estremamente schizofrenico e, in quanto tale, pericoloso. La tecnologia ha raggiunto sviluppi difficilmente immaginabili, tuttavia questo sviluppo – che ha in sé molte cose positive – non è stato accompagnato dallo sviluppo parallelo del cuore dell’uomo. Caduto il sistema di valori tradizionali, non ne è ancora sorto un altro, tutto sembra vagare in un’aleatoria libertà, una libertà che cela in sé grandissime sacche di disperazione e di solitudine. E da questa disperazione, da questa solitudine, da questa incomunicabilità che ormai dilaga tra le persone, sempre più spesso esplode, improvvisa e irragionevole, la violenza. Una violenza che cova, repressa, anche nell’animo del marito del secondo racconto. L’inferno non esiste. Un racconto che scandaglia i rapporti malati che spesso si instaurano nelle famiglie, quando il sospetto, la gelosia, l’incapacità ad accettare il mondo dell’altro diventano micce capaci di far deflagrare tragedie impreviste che bruciano non solo la vita di chi le subisce, ma anche di chi le compie.

Susanna Tamaro.