Il 30 novembre 2016 è prevista la XV edizione della Giornata Internazionale “Cities for life  Città per la Vita / Città contro la Pena di Morte”, in ricordo della prima abolizione della pena capitale nel Granducato di Toscana nel 1786, iniziativa che consente di valorizzare il ruolo, che nel processo abolizionista, possono giocare le Municipalità attraverso l’organizzazione e la diffusione di programmi educativi e culturali che mantengano viva l’attenzione su questo significativo tema.
La Giornata Internazionale “Cities for life, Città per la Vita – Città contro la Pena di Morte”, rappresenta la più grande mobilitazione abolizionista di livello mondiale comprendendo oggi circa 2000 città, tra cui più di 90 capitali nei cinque continenti, che hanno realizzato eventi di valorizzazione di monumenti o piazze-simbolo o interventi mirati alla sensibilizzazione dei cittadini.
Nella fattispecie, in quindici anni, sono stati illuminati 648 monumenti in 92 nazioni con promozione di un totale di 5500 eventi sul territorio.
Il Comune di Trieste con  Delibera Giuntale n. 498 dd. 5 novembre 2015 ha aderito a questa iniziativa, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e sostenuta dall’ANCI.
Dal 28 novembre al 30 novembre 2016 sarà illuminato in maniera speciale, color magenta, il Passaggio Joyce, comunemente detto Ponte Curto quale “logo vivente” dell’adesione alla campagna contro la pena di morte.
La sezione locale della Comunità di Sant’Egidio organizzerà per le scuole e la cittadinanza, nel periodo dal 28 al 29 novembre 2016, un ciclo di incontri con mr. George Kain, professore di Diritto penale alla Western Connecticut State University nonché commissario di polizia a Ridgefield, sulla costa orientale degli Usa.
George Kain, in occasione della Giornata mondiale contro la Pena di morte racconterà tutti i passaggi della sua lunga storia di partecipazione al movimento abolizionista americano e di come sia maturata questa scelta.
Si tratta di un cammino iniziato tanti anni fa. Dopo essere stato favorevole alla morte come «atto riparatorio, in quanto prevaleva in me il senso di vendetta rispetto a chi si era macchiato di crimini orrendi», a fare cambiare idea a Kain è stato lo studio. «Ho approfondito la questione – ha recentemente dichiarato – e ho incontrato molte persone che hanno segnato questo mio percorso di cambiamento. È il caso di Thurgood Marshall, il giudice della Corte suprema degli Stati Uniti. Non ho mai dimenticato le sue parole: “Se la gente conoscesse la verità sulla pena di morte, smetterebbe di sostenerla” ha citato. Netta la motivazione: <<Dopo che si è uccisa una persona non si può più tornare indietro. Sono 148 le persone giustiziate negli Usa e che in seguito si sono rivelate innocenti, e conosciamo molte altre situazioni – ha aggiunto Kain – nelle quali dei detenuti rischiano di pagare un prezzo elevatissimo per un crimine che non hanno commesso>>.
Dai dati ricavati dalla Comunità di Sant’Egidio, infatti, dopo anni di battaglie civili e di sforzi diplomatici a diversi livelli, oggi risulta che siano 140 i Paesi abolizionisti di fatto o di diritto (97 per tutti i reati, 8 per i reati comuni e 35 sono abolizionisti de facto), mentre però sono 58 i Paesi che ancora mantengono la pena capitale. Anche se negli ultimi anni il numero di esecuzioni è lentamente diminuito sono tuttora circa 20000 le persone su cui pesa una condanna a morte nel mondo.

 

Comunicato stampa